Scavare nella memoria: perché ho deciso di ristudiare la storia per nutrire i miei disegni.
Spesso si pensa che l’ispirazione artistica sia un fulmine improvviso, un’intuizione che nasce dal nulla. Per me non è così. Il disegno non è solo una pratica formale o un esercizio estetico; è uno spazio di ricerca e di memoria, un modo per dare corpo a domande profonde.
Proprio per questo, recentemente, ho avvertito un’esigenza chiara e urgente: fare un passo indietro. Ho sentito la necessità di fermarmi, di ripulire lo sguardo dal rumore della contemporaneità e di tornare a studiare la storia, ripartendo dalle sue narrazioni fondamentali.
Il bisogno di radici visive
Nutrire i propri disegni significa, innanzitutto, nutrire la propria mente. Riaprire i libri di storia, rileggere i percorsi delle civiltà del passato e approfondire le dinamiche che hanno spinto l’essere umano a creare, a costruire e a lasciare traccia di sé è diventato il mio punto di partenza.
Non cerco date da memorizzare o nozioni fini a se stesse. Cerco archetipi. Cerco quel momento esatto in cui un’idea, una paura o un bisogno collettivo si sono trasformati in un simbolo, in un’architettura o in un segno sulla pietra. Ristudiare la storia significa, per me, fare uno scavo archeologico dentro la memoria collettiva dell’umanità per trovare le radici delle immagini che disegno oggi.
La matita come strumento di indagine
Questo percorso di studio non viaggia separato dal mio lavoro sul foglio bianco. Al contrario, ogni pagina letta si trasforma immediatamente in un’indagine visiva. Mentre la mente assimila i dettagli di mondi lontani o scomparsi, la mano traduce quelle suggestioni in linee, contrasti di chiaroscuro e forme.
Studiare la storia è l’atto con cui scavo la terra; disegnare è il modo in cui porto alla luce i frammenti che ho trovato.
Questo spazio, che ho voluto chiamare Journal, sarà il diario di bordo di questa ricerca. Qui condividerò le tappe di questo viaggio intellettuale e visivo, mostrando come lo studio del passato possa diventare la linfa vitale per un’arte che vuole, prima di tutto, ricordare.
Grazie per essere qui.
Elisa